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9 Ott

Semplicemente Chicco - 2Week5 - "My Medals"

Le mie medaglie sono mie, anzi sono “mie”.

Sono “mie” perché nonostante fisicamente siano sempre state a casa mia ho sempre pensato che appartenessero anche a tutti coloro che sentivano di avere un po’ di merito nell’avermi aiutato a conquistarle. Quanto grande il pezzo di medaglia per ognuno l’ho sempre lasciato scegliere a loro, sicuro che sapevano quantificarla nel modo giusto.

Dietro ad ogni successo c’è il lavoro preciso di uno staff straordinario, che fatica dietro le quinte, sperando che l’atleta in gara riesca poi nell’impresa di raccogliere gli sforzi di tutti e tramutarli in qualcosa di scintillante. Gli sponsor, le istituzioni, i compagni di squadra, i tecnici, i tifosi e la mia famiglia: hanno tutti portato il proprio mattoncino, o a volte mattoncione, per arrivare insieme alla conquista delle medaglie.

Dopo l’Olimpiade di Pyeongchang, dalle quali sono tornato con un magnifico argento, per me al momento la conquista più importante, ho iniziato a riflettere con Greta sull’importanza delle medaglie e sull’impatto che possono avere nel ringraziare veramente chi crede in me e nell’ispirare i giovani che si approcciano allo sci di fondo.

Ogni anno, a fine stagione, facevo in modo di portarle alle varie feste primaverili ma, terminati gli eventi, quelle se ne tornavano nella vecchia scatola di scarpe.

Sì, esatto: tenevo le medaglie dentro una scatola di scarpe, ben nascosta in fondo ad un armadio.

Molti sportivi preferiscono appenderle in salotto, sopra al caminetto magari, per poterle guardare e rivivere le sensazioni provate durante quei momenti. O semplicemente come memoria dei traguardi raggiunti.

Ma per me è sempre stato diverso: finché faccio l’atleta voglio solo guardare avanti, proiettato verso il futuro e quello che ancora desidero andarmi a prendere.

E in quest’ottica preferisco evitare qualunque cosa possa rischiare di farmi sedere mentalmente, anche solo a livello inconscio. Ci sarà tempo per i bei ricordi quando smetterò di sciare. E sarà bellissimo sul divano di casa, in famiglia ricordare le emozioni vissute anni addietro… Ma quel momento è ancora lontano.

Come dicevo, discutendo con Greta però mi sono reso conto di come le medaglie possano essere comunque una fonte importante di riconoscenza e ispirazione, anche se preferisco non averle davanti agli occhi nel salotto di casa. Da quando la mia Coppa del Mondo Sprint ha trovato casa al J-Museum, di casa Juventus, regalandomi grandi soddisfazioni, mi sono aperto alla possibilità di trovare una casa adeguata anche alle mie medaglie più importanti.

E la risposta è venuta spontanea e sincera. Ero ad Oslo, per un meeting internazionale Sportful, in compagnia del Brand Communication Manager Marco e di Alessio Cremonese, l’ad di Manifattura Valcismon figlio del dottor Giordano creatore della storica azienda nata per lo sci di fondo e ormai leader mondo dell’abbigliamento per ciclismo e outdoor. Il loro è uno di quei brand presenti da sempre al mio fianco, che investe moltissimo nella diffusione del nostro sport e a sostegno degli atleti; un legame che, per me, va ben oltre il semplice rapporto tra azienda e sportivo.

 “Vorrei che le custodiste voi!”.

Non so se ero più emozionato io nel proporlo o loro nel sentirlo, qual che è certo è che l’idea è sembrata perfetta ad entrambi fin dal primo secondo.

E così ci hanno creato una teca esposta per la prima volta lo scorso sabato, in occasione dello storico appuntamento del GranPrix Sportful (gara di skiroll antipasto della stagione invernale degli sci stretti), che da 40 anni ormai si tiene a inizio Ottobre, ed è una sorta di appuntamento in famiglia. Un momento d’incontro e di scambio, all’alba di una nuova stagione che affronteremo ancora insieme.

Aver trovato l’angolo giusto per tenere le medaglie mi ha permesso di riflettere ancora una volta sugli equilibri sottili e faticosi che permettono ad un atleta di raggiungere i propri limiti fisici e tecnici. Nella due giorni di gare del GrandPrix ho potuto vedere l’emozione negli occhi dei rappresentanti di un grande brand e quella negli occhi dei giovani sciatori accorsi per gareggiare. Avevano la stessa scintilla.

Perché per eccellere, e provare a restare in vetta, serve il sostegno di chi crede nel tuo lavoro e ti mette nelle condizioni di farlo al meglio, ma anche l’entusiasmo delle nuove leve, che ti guardano con ammirazione e ti spingono a mantenere al massimo il livello del tuo impegno.

Spero che per i giovani, così come per tutti gli addetti ai lavori (compreso chi lavora in Manifattura VC), avere la possibilità di vedere le “mie” medaglie esposte sia uno stimolo per spingere al massimo e arrivare a pizzicare quei traguardi che all’inizio magari sembrano impossibili da raggiungere, ma che poi, grazie alla determinazione e al lavoro possono anche diventare realtà.

English Version

My medals are mine, indeed they are "mine".

They are "mine" because despite being preserved in my house I always thought that they also belong to all those who felt they had some merit in conquer them. How big the piece of medal for everyone I always let the others choose, I’m sure they knew how to quantify it in the right way.

Behind every success there is the precise work of an extraordinary staff, which struggles behind the scenes, hoping that the athlete will collect everyone's effort and turn it into something shiny. The sponsors, the institutions, the teammates, the coaches, the fans and my family: they all brought their own little or big brick to win medals.

After the Pyeongchang Olympics, from which I returned with a magnificent silver medal, at the moment my best result, I started to reflect with Greta on the importance of the medals and on the impact they can have. They can show my gratitude to those who believe in me and inspire young people who are approaching cross-country skiing.

Every year, at the end of the season, I made sure to take them at the usual spring party but, once the event was over, they would return to the old shoe box.

Yes, exactly: I kept the medals in a shoe box, well hidden at the bottom of the closet.

Many athletes prefer to hang them in the living room, perhaps above the fireplace, to watch them and feel again the sensations they had during those moments.

Or simply as a reminder of the goals achieved.

But for me it has always been different: as long as I am an athlete, I just want to look forward, into the future.

Because of that I rather avoid anything that could let me sit mentally, even at an unconsciously. There will be time for good memories when I’ll retire. And it will be beautiful, on my sofa at home, remember this emotions with my family ... But that moment is still far away.

As I said, however, discussing with Greta, I realized how medals can still be an important source of gratitude and inspiration, even if I prefer not to keep them in front of my eyes every day. Since my Sprint World Cup has be gifted to the J-Museum, home of Juventus, giving me a great personal satisfaction, I’ve opened myself to the possibility of finding a suitable home even for my most important medals.

And the answer came spontaneous. I was in Oslo for an international Sportful meeting, with the Brand Communication Manager Marco and with Alessio Cremonese, CEO of Manifattura Valcismon and son of Dr. Giordano, the creator of this historic company born for cross-country skiing and now world leader in clothing for cycling and outdoor.

Theirs brand has always been by my side, it invests a lot in the diffusion of our sport and in support of athletes; a bond that, for me, goes far beyond the simple relationship between company and athlete.

"I would like you to keep them!"

I don't know which one of us was more emotional about it, but for sure it seems to be perfect idea to both from the first second.

So they created a showcase for my medals and we exhibit it for the first time last Saturday, at the historic GranPrix Sportful event (a skiroll competition, appetizer for the winter ski season). This event has been held at the beginning of October since 40 years, and it’s a sort of family business: a moment exchange, at the dawn of a new season that we will face together.

Finding the right angle to hold the medals has allowed me to reflect once again on the thin balances that allow an athlete to reach his physical and technical limits. In the two days of GrandPrix races I could see the emotion in the eyes of the representatives of a big brand and the one in the eyes of the young skiers rushed to compete. They had the same spark.

Because to excel, and try to stay on top, you need the support of those who believe in your work and put you in the condition to do it at your best, but you also need the enthusiasm of the new generation, who look up at you with admiration, pushing you to keep the max the level of your commitment.

I hope that for young atheltes, as well as for the pros (including those who work in Manifattura VC), having the chance to see "my" medals is a reason to work even harder.

Work to get to pinch those goals that may seem impossible to reach at the beginning, but then, thanks to determination and work, can become reality.