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5 Feb

Semplicemente Chicco - Week13 - Sprinter o Distance?

Ci eravamo lasciati martedì scorso alle porte dei campionai italiani, con l’ultimo periodo di carico iniziato a Seefeld, e mi ritrovate al termine di questo weekend soddisfatto per i bei risultati ottenuti nonostante l’avvicinamento non ideale.

 

Il programma delle gare di Cogne prevedeva una Sprint TL (tecnica libera) e una 15km TC (tecnica classica), una vera e propria prova generale di quella che sarà la tappa di Coppa del Mondo che si disputerà su queste nevi, con gli stessi format, il 16 e 17 febbraio.

 

Diciamo che nella sprint ho fatto il mio dovere fino in fondo, vincendo il titolo italiano al termine di una gara certamente allenante, non solo dal punto di vista tecnico e fisico ma anche per quello che riguarda la tenuta mentale visto che, a causa di un problema tecnico, siamo stati costretti a rifare le qualifiche due volte, allungando così da 4 a 6 le ore passate sugli sci da inizio a fine gara. Caso più unico che raro...

 

Quindi è stata la volta della quindici chilometri in tecnica classica, una specialità nella quale ultimamente sto riuscendo a raccogliere risultati confortanti anche in Coppa del Mondo e nella quale sento di avere ancora margini di miglioramento.

La medaglia d’argento conquistata dietro al solo De Fabiani, indiscutibilmente il più forte in Italia su queste distanze, è stata la mia prima medaglia in un campionato italiano Assoluto distance e mi ha dato ottimi segnali sul mio stato di forma e caricato ancora di più in vista dei prossimi appuntamenti a venire.

 

Oggi voglio prendere spunto da questo ottimo piazzamento per affrontare alcune delle domande a cui non riesco mai a scampare, di quelle che prima o poi arrivano sempre in un intervista o da un appassionato di sci di fondo. Tema che credo quindi interessi anche a voi.

 

Perché fai le sprint e non le distance?

Come sei diventato uno Sprinter?

 

Tutto nasce ovviamente agli inizi della mia carriera, in quella fase delicatissima che sono gli ultimi anni da Under18 e Junior, e che determineranno il modo e l’efficacia con cui si entra poi nel mondo dei grandi.

A livello giovanile si cerca sempre di consentire all’atleta uno sviluppo completo, che non escluda una delle due specialità focalizzandosi eccessivamente sull’altra. Anzi si fa sempre il possibile per stimolare il giovane alla competizione e per orientarlo verso uno sviluppo tecnico e atletico che gli permetta di essere competitivo in entrambi i format.

 

Ognuno però è fatto a modo suo, sia a livello fisico che a livello mentale e questo può portare ad una predilezione naturale verso una delle due gare.

Io per esempio dico sempre di esser nato veloce. Ed è vero: nei miei muscoli c’è una buona dose di fibre bianche, che mi permette di tirare fuori il meglio nella velocità piuttosto che nella resistenza bruta. Questa è la mia sola caratteristica che accetto di buon grado di ricondurre alla parola “talento”, a cui dedicherò più spazio in una week dedicata.

Comunque, nonostante esista una preferenza di base, diciamo istintiva, oltre che al maggior divertimento nelle gare veloci, i miei anni che precedono l’ingresso nel mondo senior sono sempre caratterizzati dal costante doppio impegno: sprint e distance.

 

Dopo il mio primo titolo individuale nella sprint, conquistato nella categoria Aspiranti U18, gli anni da Junior U20 mi hanno visto vincere molte medaglie ai campionati italiani e fare bene in Coppa Europa Junior, in entrambe le specialità.

 

Nel mio caso specifico era facile rendersi conto di come fossi competitivo rispetto ai miei coetanei migliori sulle gare distance, ma competitivo anche rispetto ai senior nelle gare sprint. Una bella differenza.

La medaglia conquistata ai Mondiali Junior nello sprint, di cui vi ho parlato nella week 11, ha ulteriormente accentuato la mia vocazione e spinto i tecnici di allora a impostare il mio sviluppo inquadrando le gare veloci come il possibile terreno di caccia senior.

Al mio secondo anno junior ho preso parte ad una sprint di Coppa Europa Senior e l’ho vinta, meritando la convocazione per una tappa di Coppa del Mondo, nella quale sono andato subito a punti, finendo diciannovesimo dopo aver condotto il mio quarto tutto in testa fino a qualche centinaio di metri dal traguardo.

 

Tutto insomma lasciava intendere che le mie migliori prospettive sarebbero state nello sprint e quindi è stato tracciato per me un percorso di sviluppo che tenesse conto di questa mia caratteristica.

Quando sono stato aggregato in pianta stabile alla prima squadra per la mia prima Coppa del Mondo, ho subito ripagato la fiducia con ottimi crono di qualifica e con il primo podio già nel Gennaio 2011. La via era decisa.

 

Cosa significa però decidere di focalizzarsi più su un tipo di gare che sull’altro?

 

Significa principalmente impostare una stagione a livello di calendario in base a degli obiettivi precisi in una o nell’altra specialità nel tentativo di raccogliere quanta più esperienza si riesca, il più in fretta possibile, in modo da crearsi un bagaglio tattico, tecnico e emotivo sufficiente per provare a vincere qualcosa quando ancora le gambe sono giovani e forti, il che è fondamentale soprattutto per le gare veloci visto che con l’età la velocità si rischia di diminuire.

 

Per questo i tecnici di allora hanno cercato di farmi fare quante più sprint di alto livello potessi, così da permettermi di imparare quanti più segreti in questo tipo di gare.

A volte capitava che mi facessi migliaia di chilometri per fare soltanto la Sprint in un weekend di Coppa del Mondo, magari addirittura senza nemmeno qualificarmi, mentre partecipando a un fine settimana di Coppa Europa o Coppa Italia magari avrei avuto modo di correre più gare, sia sprint che distance, ma di livello minore. E’ proprio qui che sta la ‘specializzazione’: gareggiare in base al compromesso tra risultati (necessari per ‘guadagnarsi la pagnotta’) e esperienze (in funzione di risultati nel medio/lungo periodo).

 

Essermi specializzato così in fretta mi ha permesso di mettere nel borsone fin da subito un bagaglio di conoscenze riguardanti le gare veloci tale da farmi bruciare più di qualche tappa. Al mio primo Mondiale senior, quello a Oslo del 2011, per esempio, arrivò subito un ottimo dodicesimo posto, come nel 2013 in Val di Fiemme in Tecnica Classica però, e un 5 posto in Team Sprint, oltre a un Oro U23 sempre nel 2013.

 

C’è da ricordare però che gli Sprinter dello sci di fondo non hanno nulla a che vedere con gli sprinter dell’atletica, da cui probabilmente prendiamo il nome. Le nostre prove durano circa 3 minuti e in una gara bisogna farne 4 in 4 ore con tempi di recupero sempre minori fino alla finale. Potremmo quasi definirci dei ‘mezzofondisti veloci’, dove la velocità conta, sì, ma conta anche e soprattutto la resistenza e la capacità di recupero più si va avanti nelle fasi di gara. Quindi l’allenamento, a parte in rare occasioni, non si discosta molto da quello degli atleti che preparano gare di pura resistenza. Per farvi un esempio, io e De Fabiani ci alleniamo praticamente con lo stesso identico programma di allenamento da 5 anni a questa parte.

 

Avere competenze complete aiuta anche perché non tutte le sprint si assomigliano, anzi. Ci sono moltissime variabili che possono modificare la struttura di una gara veloce, trasformandola in qualcosa di diverso: tracciati da due minuti e altri da quattro, nevi lente, salite lunghe e molto altro ancora.

 

Allenare il mio fisico alla resistenza per le mie sprint mi ha però visto crescere gradualmente anche nei risultati sulla distanza e in ogni stagione da 4 anni a questa parte, oltre agli obiettivi da sprinter, ho cominciato a aggiungere come obiettivo stagionale anche il contributo attivo alla staffetta italiana 4x10km sentendomi sempre più a mio agio in questo ‘breve’ chilometraggio, per cui partecipare a gare lunghe per fornire ai tecnici gli elementi necessari per essere scelto nel quartetto è diventato un chiaro obiettivo.

 

Per forza di cose quindi avete iniziato a vedermi partecipare anche a gare distance di coppa del mondo, dove sto immagazzinando l’esperienza che probabilmente ho perso nei primi anni senior - sacrificio necessario per portare a casa tutti i bei risultati degli ultimi anni – e che magari un domani mi permetterà di primeggiare anche in questo format.

 

In conclusione, vi confido che non posso sapere per quanti anni riuscirò a esprimermi ai massimi livelli mondiali nelle sprint e non so neanche quanto il mio motore negli anni a venire può migliorare. Quello che so è che a me piace vincere, e che sia in una specialità piuttosto che nell’altra, io darò sempre il massimo fin dal primo allenamento di fine aprile per riuscirci. Sicuro è che nel mio modo di lavorare e di vivere, preferirò sempre il ‘poco e bene’ al ‘tanto e meno bene’.