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30 Ott

Dopo le giornate passate sul ghiacciaio di Ramsau tra fine settembre e inizio ottobre, siamo tornati ad allenarci con gli sci sulla neve di Livigno, a 1800 metri d’altitudine. La località valtellinese è, al momento, la sola realtà italiana ad utilizzare lo snowfarming, cioè il recupero e lo stoccaggio della neve da una stagione invernale all’altra, in modo da poter offrire ai suoi visitatori e agli atleti un anello su cui allenarsi anche durante l’autunno.

La vocazione livignasca, che ambisce ad avere 365 giorni all’anno di attività sportive e ricreative di alto livello, l’ha resa un precursore in merito a questa pratica, che è invece ormai di casa in quasi tutte le principali località sciistiche del nord Europa, Norvegia in particolare. Lo snowfarming è, di fatto, diventato quasi obbligatorio per tutte le “venues” che ospitano le prime tappe della stagione di Coppa del Mondo. Con l’innalzamento delle temperature che stiamo registrando in questo periodo storico il rischio di vedersi cancellare una manifestazione per mancanza di neve è piuttosto alto e con lo snowfarming ci si mette al riparo da questa spiacevole evenienza.

Per ottimizzare i costi e la resa si è soliti produrre la neve da stoccare durante le settimane più fredde della stagione invernale, abitualmente verso fine gennaio. Durante i giorni più rigidi le temperature possono, infatti, toccare anche i -20 gradi e questo offre una migliore prestazione rispetto agli altri momenti dell’inverno. Per esempio: a parità di acqua utilizzata in un ambiente a -20 si produce neve artificiale circa tre volte il volume di quella che si produrrebbe a -5 gradi. La neve viene poi raccolta, stoccata e protetta con uno strato di cippato e dei teli di plastica che le permettono, durante l’estate, di perdere al massimo soltanto il 30% del proprio volume. Questo è possibile grazie, ovviamente, anche alle condizioni climatiche favorevoli di Livigno, che rimane comunque fresca durante i mesi più caldi dell’anno.

Sfruttando questa pratica le località possono creare un anello di neve anche in periodi, come ottobre e novembre, nei quali sarebbe naturalmente impossibile farlo, diventando così una meta ambita sia per gli amatori che per gli sciatori di alto livello (in questi giorni erano presenti atleti della nazionali norvegese, tedesca, francese, estone, ceca, austriaca e italiana oltre a comitati e team privati).

Dal mio punto di vista avere a disposizione un tracciato di neve già in queste settimane a questa altitudine è un gran bel vantaggio. Mi permette di continuare il mio processo di avvicinamento alle gare, mettendo mattoncini su mattoncini per raggiungere la miglior condizione possibile. Rispetto alle quote del ghiacciaio (2600-3000m), ad esempio, i 1800 metri di Livigno mi consentono di fare lavori d’intensità sugli sci durante tutto l’arco della giornata ed è già qualche anno ormai che notiamo dei benefici nel poter completare sedute dure sulla neve già in ottobre.

Ovviamente mantenere la pista tirata a lucido in questo periodo richiede un enorme lavoro da parte degli addetti, che fanno quanto umanamente possibile per contrastare le temperature autunnali. Dall’alba fino alle 10 circa il tracciato resta molto duro, poi, con il sole alto, rischia sempre di sporcarsi un po’. Ma ogni due giorni viene applicato uno strato nuovo di neve, mantenendo così un adeguato scivolamento degli sci.

Non è certamente un caso, quindi, che Livigno negli ultimi anni sia diventata un importantissimo centro di eccellenza per la preparazione sportiva, scelta ogni anno da molti campioni e da altrettante squadre, private e nazionali. Lo snowfarming è solo uno dei tanti esempi della ricerca costante dell’eccellenza logistica e tecnica da offrire agli sportivi. Per questo, quì è facile incontrare ciclisti, ragazzi dell’atletica, canottieri e nuotatori, giunti tutti per sfruttare i benefici dell’altura e chi mi conosce sa quanto io apprezzi il confronto con i campioni delle altre discipline, da sempre motivo di stimolo e di crescita personale.

In questi giorni ho potuto quindi approfittare della presenza in valle di Gregorio Paltrinieri per fare 4 chiacchiere da buoni colleghi delle Fiamme Oro, raccontandoci i successi degli ultimi anni e di quella di Federica Pellegrini, che ho avuto la malaugurata idea di sfidare ieri in una gara di nuoto. Come da previsione le ho prese di santa ragione, ma sono riuscito a strappare una promessa per la mia rivincita in futuro, sicuramente dopo le Olimpiadi di Tokyo 2020, questa volta però con gli sci stretti ai piedi ;-).

 

English Version: 

After the days spent on the Ramsau glacier between the end of September and the beginning of October, we went back to training with skis on Livigno’s snow, at an altitude of 1800 meters. This Valtellina’s area is currently the only Italian reality to use snow farming: the recovery and storage of snow from one winter season to another, in order to offer visitors and athletes a snow ring also during the autumn.

Livigno’s vocation, which aims to have 365 days a year of high-level sport and outdoor activities, has made it a forerunner regarding this practice, which is now normality in almost all the main ski cities of northern Europe , Norway in particular. Snow farming has, in fact, become almost mandatory for all the "venues" that host the first stages of the World Cup season. With the rise of temperatures of this historical period, the risk of seeing a race being canceled due to lack of snow is quite high and with snow farming we are sheltered from this unpleasant event.

To optimize costs it’s used to produce the snow to store during the coldest weeks of the winter season, usually towards the end of January. During the coldest days the temperatures can, in fact, touch even -20 degrees and this offers a better performance compared to the other moments of the winter. For example: with the same water used in an environment at -20 you can produce about three times more the volume of artificial snow that would be produced at -5 degrees. The snow is then collected, stored and protected with a layer of wood chips and plastic sheets that allow it, during the summer, to lose 30 % max of its volume. This is made possible thanks, of course, also to the favorable climatic conditions of Livigno, which however remains fresh during the hottest months of the year.

Thanks to snow farming, the localities can create a snow ring even in periods, such as October and November, in which it would naturally be impossible to do so. And become a popular destination for both: amateurs and high-level skiers (athletes were present these days from the national teams of: Norway, Germany, France, Estonia, Czech Republic, Austria and Italy as well as committees and private teams).

From my prospective: having a snow trail available at this altitude in these weeks is a great advantage. It allows me to continue my process of approaching the races, putting in work to reach the best possible condition. Compared to the glacier altitude (2600-3000m), for example, the 1800 meters of Livigno allow me to do intense work on the skis all day long. It’s a few years since we come here on this period and we noticed the benefits in being able to complete hard sessions hard on the snow already in October.

Obviously keeping the track clean in this period requires enormous work by the employees: they have to fight the autumn temperatures. From dawn until 10 the track remains very hard, then, with the sun high in the sky, it start getting a little dirty. But every two days a new layer of snow is applied, thus maintaining an adequate sliding for the skis.

It is certainly no coincidence that in recent years Livigno has become a very important center of excellence for sport, chosen every year by many champions and by many private and national teams. Snow farming is just one of many examples of the constant search for logistic and technical excellence to offer to athletes. For this reason, here it’s easy to meet cyclists, rowers or swimmers, who have all come to take advantage of the benefits of the altitude training. Those who really knows me knows how much I appreciate to chat with champions from the other disciplines, which has always been a source of personal growth.

In these days I could take advantage of the presence in the valley of Gregorio Paltrinieri one of my most prestigious colleagues from Fiamme Oro’s team. We finally had the occasion to share our feeling about the successes of the last few years. And I also had the opportunity to spend some quality time with Federica Pellegrini, but I had the unfortunate idea of ​​challenging her in a swimming race. As expected I lost badly, but I managed to get a promise for a future rematch, certainly after the Tokyo 2020 Olympics, this time with skis on our feet ;-).

9 Ott

Le mie medaglie sono mie, anzi sono “mie”.

Sono “mie” perché nonostante fisicamente siano sempre state a casa mia ho sempre pensato che appartenessero anche a tutti coloro che sentivano di avere un po’ di merito nell’avermi aiutato a conquistarle. Quanto grande il pezzo di medaglia per ognuno l’ho sempre lasciato scegliere a loro, sicuro che sapevano quantificarla nel modo giusto.

Dietro ad ogni successo c’è il lavoro preciso di uno staff straordinario, che fatica dietro le quinte, sperando che l’atleta in gara riesca poi nell’impresa di raccogliere gli sforzi di tutti e tramutarli in qualcosa di scintillante. Gli sponsor, le istituzioni, i compagni di squadra, i tecnici, i tifosi e la mia famiglia: hanno tutti portato il proprio mattoncino, o a volte mattoncione, per arrivare insieme alla conquista delle medaglie.

Dopo l’Olimpiade di Pyeongchang, dalle quali sono tornato con un magnifico argento, per me al momento la conquista più importante, ho iniziato a riflettere con Greta sull’importanza delle medaglie e sull’impatto che possono avere nel ringraziare veramente chi crede in me e nell’ispirare i giovani che si approcciano allo sci di fondo.

Ogni anno, a fine stagione, facevo in modo di portarle alle varie feste primaverili ma, terminati gli eventi, quelle se ne tornavano nella vecchia scatola di scarpe.

Sì, esatto: tenevo le medaglie dentro una scatola di scarpe, ben nascosta in fondo ad un armadio.

Molti sportivi preferiscono appenderle in salotto, sopra al caminetto magari, per poterle guardare e rivivere le sensazioni provate durante quei momenti. O semplicemente come memoria dei traguardi raggiunti.

Ma per me è sempre stato diverso: finché faccio l’atleta voglio solo guardare avanti, proiettato verso il futuro e quello che ancora desidero andarmi a prendere.

E in quest’ottica preferisco evitare qualunque cosa possa rischiare di farmi sedere mentalmente, anche solo a livello inconscio. Ci sarà tempo per i bei ricordi quando smetterò di sciare. E sarà bellissimo sul divano di casa, in famiglia ricordare le emozioni vissute anni addietro… Ma quel momento è ancora lontano.

Come dicevo, discutendo con Greta però mi sono reso conto di come le medaglie possano essere comunque una fonte importante di riconoscenza e ispirazione, anche se preferisco non averle davanti agli occhi nel salotto di casa. Da quando la mia Coppa del Mondo Sprint ha trovato casa al J-Museum, di casa Juventus, regalandomi grandi soddisfazioni, mi sono aperto alla possibilità di trovare una casa adeguata anche alle mie medaglie più importanti.

E la risposta è venuta spontanea e sincera. Ero ad Oslo, per un meeting internazionale Sportful, in compagnia del Brand Communication Manager Marco e di Alessio Cremonese, l’ad di Manifattura Valcismon figlio del dottor Giordano creatore della storica azienda nata per lo sci di fondo e ormai leader mondo dell’abbigliamento per ciclismo e outdoor. Il loro è uno di quei brand presenti da sempre al mio fianco, che investe moltissimo nella diffusione del nostro sport e a sostegno degli atleti; un legame che, per me, va ben oltre il semplice rapporto tra azienda e sportivo.

 “Vorrei che le custodiste voi!”.

Non so se ero più emozionato io nel proporlo o loro nel sentirlo, qual che è certo è che l’idea è sembrata perfetta ad entrambi fin dal primo secondo.

E così ci hanno creato una teca esposta per la prima volta lo scorso sabato, in occasione dello storico appuntamento del GranPrix Sportful (gara di skiroll antipasto della stagione invernale degli sci stretti), che da 40 anni ormai si tiene a inizio Ottobre, ed è una sorta di appuntamento in famiglia. Un momento d’incontro e di scambio, all’alba di una nuova stagione che affronteremo ancora insieme.

Aver trovato l’angolo giusto per tenere le medaglie mi ha permesso di riflettere ancora una volta sugli equilibri sottili e faticosi che permettono ad un atleta di raggiungere i propri limiti fisici e tecnici. Nella due giorni di gare del GrandPrix ho potuto vedere l’emozione negli occhi dei rappresentanti di un grande brand e quella negli occhi dei giovani sciatori accorsi per gareggiare. Avevano la stessa scintilla.

Perché per eccellere, e provare a restare in vetta, serve il sostegno di chi crede nel tuo lavoro e ti mette nelle condizioni di farlo al meglio, ma anche l’entusiasmo delle nuove leve, che ti guardano con ammirazione e ti spingono a mantenere al massimo il livello del tuo impegno.

Spero che per i giovani, così come per tutti gli addetti ai lavori (compreso chi lavora in Manifattura VC), avere la possibilità di vedere le “mie” medaglie esposte sia uno stimolo per spingere al massimo e arrivare a pizzicare quei traguardi che all’inizio magari sembrano impossibili da raggiungere, ma che poi, grazie alla determinazione e al lavoro possono anche diventare realtà.

English Version

My medals are mine, indeed they are "mine".

They are "mine" because despite being preserved in my house I always thought that they also belong to all those who felt they had some merit in conquer them. How big the piece of medal for everyone I always let the others choose, I’m sure they knew how to quantify it in the right way.

Behind every success there is the precise work of an extraordinary staff, which struggles behind the scenes, hoping that the athlete will collect everyone's effort and turn it into something shiny. The sponsors, the institutions, the teammates, the coaches, the fans and my family: they all brought their own little or big brick to win medals.

After the Pyeongchang Olympics, from which I returned with a magnificent silver medal, at the moment my best result, I started to reflect with Greta on the importance of the medals and on the impact they can have. They can show my gratitude to those who believe in me and inspire young people who are approaching cross-country skiing.

Every year, at the end of the season, I made sure to take them at the usual spring party but, once the event was over, they would return to the old shoe box.

Yes, exactly: I kept the medals in a shoe box, well hidden at the bottom of the closet.

Many athletes prefer to hang them in the living room, perhaps above the fireplace, to watch them and feel again the sensations they had during those moments.

Or simply as a reminder of the goals achieved.

But for me it has always been different: as long as I am an athlete, I just want to look forward, into the future.

Because of that I rather avoid anything that could let me sit mentally, even at an unconsciously. There will be time for good memories when I’ll retire. And it will be beautiful, on my sofa at home, remember this emotions with my family ... But that moment is still far away.

As I said, however, discussing with Greta, I realized how medals can still be an important source of gratitude and inspiration, even if I prefer not to keep them in front of my eyes every day. Since my Sprint World Cup has be gifted to the J-Museum, home of Juventus, giving me a great personal satisfaction, I’ve opened myself to the possibility of finding a suitable home even for my most important medals.

And the answer came spontaneous. I was in Oslo for an international Sportful meeting, with the Brand Communication Manager Marco and with Alessio Cremonese, CEO of Manifattura Valcismon and son of Dr. Giordano, the creator of this historic company born for cross-country skiing and now world leader in clothing for cycling and outdoor.

Theirs brand has always been by my side, it invests a lot in the diffusion of our sport and in support of athletes; a bond that, for me, goes far beyond the simple relationship between company and athlete.

"I would like you to keep them!"

I don't know which one of us was more emotional about it, but for sure it seems to be perfect idea to both from the first second.

So they created a showcase for my medals and we exhibit it for the first time last Saturday, at the historic GranPrix Sportful event (a skiroll competition, appetizer for the winter ski season). This event has been held at the beginning of October since 40 years, and it’s a sort of family business: a moment exchange, at the dawn of a new season that we will face together.

Finding the right angle to hold the medals has allowed me to reflect once again on the thin balances that allow an athlete to reach his physical and technical limits. In the two days of GrandPrix races I could see the emotion in the eyes of the representatives of a big brand and the one in the eyes of the young skiers rushed to compete. They had the same spark.

Because to excel, and try to stay on top, you need the support of those who believe in your work and put you in the condition to do it at your best, but you also need the enthusiasm of the new generation, who look up at you with admiration, pushing you to keep the max the level of your commitment.

I hope that for young atheltes, as well as for the pros (including those who work in Manifattura VC), having the chance to see "my" medals is a reason to work even harder.

Work to get to pinch those goals that may seem impossible to reach at the beginning, but then, thanks to determination and work, can become reality.

19 Set

Dopo aver potuto ammirare il mare dei fiordi norvegesi per quasi tutto il mese di agosto, per ore e ore con gli skiroll ai piedi ma senza mai tuffarmici dentro (la temperatura lassù non è proprio l’ideale per solarium con tuffo rinfrescante), posso adesso come ormai d’abitudine per questo periodo dell’anno, godere anch’io della vista delle onde da sotto l’ombrellone e del relax che ciò sa regalarmi. Mi trovo infatti in Liguria per una settimana di scarico in compagnia di Greta. Qui, nel corso degli anni, abbiamo imparato a trovare i nostri spazi e posso tranquillamente dire che a metà settembre è davvero la scelta migliore per far fruttare al meglio qualche giorno di relax. Conoscere l’ambiente mi permette di fare la mia –unica, in scarico- seduta quotidiana di allenamento sapendo perfettamente cosa aspettarmi in palestra e nelle piste ciclabili, evitando le ore più trafficate e calde e esplorando, a volte, anche le valli dell’entroterra.

Il mio rapporto con il mare, per quanto non intenso come quello con la montagna, resta comunque molto forte e ogni anno cerco sempre di ritagliarmi del tempo per passarci alcune settimane, disseminate qua e là nel corso dei mesi. In totale almeno 30 giorni a respirare aria di mare per l’integrazione naturale di iodio e a prendere il sole per l’integrazione naturale di vitamina D.

Chi mi conosce bene, e chi sta imparando a farlo di più grazie alle puntate di #semplicementechicco, saprà quanto cerco di essere preciso nell’organizzazione delle mie settimane e quanto tutto quello che faccio sia poi riconducibile alla ricerca della miglior performance possibile in gara.

Esattamente come succede per le settimane con tante ore d’allenamento anche i momenti di riposo o scarico sono quindi studiati per cercare di unire l’utile al dilettevole, ottimizzando al massimo i benefici che questi periodi mi possono dare.

Fin da quando ero bambino il mare mi è sempre piaciuto e con i miei genitori andavamo sempre in vacanza nella stessa località toscana a cavallo tra la fine di agosto e l’inizio di settembre, per evitare i periodi più affollati della stagione balneare. Questo approccio mi è rimasto ben impresso e ancora oggi quando devo programmare un periodo in spiaggia preferisco farlo coincidere (se si riesce) con l’inizio o la fine dell’estate, con le scuole ancora, o già, aperte magari, così da potermi godere ambienti meno caotici e quindi un po’ più intimi.

Non ho mai subìto il fascino delle vacanze marittime incentrate intorno alla movida serale e notturna e alle spiaggie affollate ma ho sempre di gran lunga preferito godermi la bellezza del mare nella sua massima espressione di purezza.

Anche ora, che per mestiere passo tantissimo tempo sulla neve e sulle montagne, cerco sempre di prevedere dei periodi al mare durante l’anno, utili a ricaricare le pile e a ritemprare anche lo spirito.

Ad aprile, non appena la stagione agonistica finisce, ci prendiamo sempre una decina di giorni per andarcene in qualche destinazione esotica con vista sull’Oceano. Giorni in cui dedicare tutto il nostro tempo al riposo più assoluto. Vacanza pura e semplice.

E anche meritata: assolutamente necessaria dopo una lunga, bella sì ma anche un po stressante, rincorsa invernale durata molti mesi, nel corso dei quali è pressoché impossibile staccare del tutto la spina se non nei pochi giorni a casa tra una gara e l’altra.

Oltre a questo appuntamento fisso, ad aprile, vanno aggiunti anche i ritiri con la Squadra che talvolta vengono organizzati in località marittime. Ad essere sincero, però, è molto raro vedermi in spiaggia durante un periodo di carico perchè preferisco di gran lunga dedicare le ore libere tra i due allenamenti al riposo in camera e al recupero muscolare.

E poi ci sono le settimane di scarico, come questa, in cui far coincidere al meglio molte esigenze diverse. Da un parte c’è la necessità di trasformare il lavoro pesante portato a casa nelle sedute dei giorni precedenti, e per questo allenarsi a bassa quota è davvero l’ideale: il meglio per i lavori di rapidità e velocità.

Dall’altra parte c’è la voglia quella di prendersi cura anche della testa, che sta per imbarcarsi (davvero molto a breve) in un tour de force che durerà tutto l’inverno e nel quale le occasioni di tirare il fiato saranno risicatissime. D’inverno o ci si allena tanto o si gareggia tanto, l’inverno non è proprio la stagione del riposo.

Questi quindi sono giorni in cui riesco a godermi una spiaggia quasi deserta e gli ultimi raggi di sole caldo ma non troppo dell’estate che finisce, mentre mi prendo anche cura del fisico e del suo recupero. Insomma: un toccasana.

Infine, aspetto assolutamente non secondario, è anche l’occasione perfetta per approfittare con la dovuta calma di alcune cose che sarà più complicato godermi durante la stagione agonistica. Come le cene di pesce nei ristorantini di fiducia, oppure la lettura di un buon libro (al momento ho sotto mano quello della guida alpina Hervè Barmasse, mio conterraneo) e come, ovviamente, una quotidianità più easy con la mia Greta.

English: 2week4 – The Sea

I’ve been able to admire the sea of the Norwegian fjords for almost the entire month of August, hour after hour with my skirolls on foot, but I never had the chance to take a swim there (the temperature was not exactly ideal for a solarium or a refreshing dip). But now, as usual in this time of the year, I can enjoy too the sight of the waves from under the umbrella and the relaxation that this gives me. I’m in Liguria for a week of rest (more or less) in company of Greta. Here, over the years, we’ve learned to find our spaces and I can safely say that, in mid-September, it’s really the best choice to take the most out of some relaxing days. Knowing the environment allows me to do my daily practice knowing exactly what to expect in the gym and on the cycle paths, avoiding the busiest and warmest hours or, sometimes, even exploring the valleys of the hinterland.

My connection with the sea, although not as intense as the one with the mountain, is still very strong and every year I always try to find some weeks to spend there, in different moments of the season. At least 30 days to breathe sea air for the natural supplementation of iodine and to sunbathe for the natural integration of vitamin D.

Those who know me well enough, and those who are learning to do it, thanks to the #semplicementechicco episodes, know how much I try to be precise in organizing my weeks and how much everything I do can be traced back to the search for the best possible performance in the race.

Exactly as it happens for the weeks with many hours of training, the moments of rest are therefore studied into the small details, trying to combine work and pleasure, maximizing the benefits that these periods can give me.

I’ve always loved the sea since I was a child and with my parents we always went on vacation to the same Tuscan destination, between the end of August and the beginning of September, to avoid the most crowded periods of the summer season. This approach is still well imprinted on me and even today when I have to plan a period on the beach I prefer to make it coincide (if possibile) with the beginning or end of the summer. If the schools are still (or already) open, I can be able to enjoy a less chaotic and more intimate environments.

I have never felt the desire of a vacation centered around night life and crowded beaches, but I’ve always much preferred to enjoy the beauty of the sea in its best expression of purity.

Even now, that I spend a lot of time on the snow, I always try to organize some periods at sea during the year, useful for recharging the batteries and for reinvigorating my spirit.

In April, as soon as the season ends, we always plan ten days to go to some exotic destination with a privileged view of the ocean. Days dedicated to absolute rest. Pure and simple vacation.

Also a well deserved one: absolutely necessary after a long, beautiful but also a bit stressful, winter season that lasted many months, during which it’s almost impossible to completely pull the plug, with the exception of the few days at home between one race and another.

In addition to this fixed appointment in April, we must also add the team’s practices that are sometimes organized in seaside locations. To be honest, though, it's very rare to see me on the beach during a hard period practice because I much prefer to dedicate the free hours between the two workouts to rest my muscles.

And then there are this special weeks, like this one, in which many different needs coincide. On one hand ther’is the need to transform the heavy work done in the sessions of the previous days, and for this training at low altitude is really the ideal: the best for working on speed.

On the other hand there’s the desire to take care of the mental side too, which is about to embark (really shortly) on a tour de force that will last all winter and in which the opportunities to take a breath will be very few. In winter, you either train a lot or compete a lot, is certainly not the season of rest.

So in this days I can enjoy an almost deserted beach and the last rays of hot sun (but not too much) of the finishing summer, while I also take care of the body and its recovery. In short: a perfect score.

Least but not last it’s also the perfect opportunity to take advantage of some things that will be more complicated to enjoy during the competitive season. Like fish dinners in restaurants we like, reading a good book (at the moment I’m reading Hervè Barmasse, an alpine guide and a fellow countryman of mine) and, obviously, a more easy everyday life with my beloved Greta.

Il primo weekend di settembre è stato incredibilmente emozionante per tutti gli italiani appassionati di sport e io non ho fatto eccezione, rimanendo incollato alla tv per ammirare l’impresa di Leclerc a Monza davanti a oltre 90mila ferraristi festanti e la cavalcata di Berrettini agli US open, conclusa in semifinale contro Nadal.

Durante l’estate riesco sempre a dedicare alcuni ritagli del mio tempo per guardare gli altri sport e, a volte, riesco persino ad andare a gustarmi gli eventi dal vivo, come accade per la “mia” Juventus allo Stadium, o come è successo l’estate scorsa quando ho potuto visitare per la prima volta il paddock di Formula uno a Monza.

Oltre a quelle che sono le mie passioni personali e le mie discipline preferite, non mi perdo mai i momenti decisivi delle grandi rassegne mondiali ed europee di tutti i principali sport. Dal ciclismo, al nuoto, per finire con l’atletica c’è qualcosa di straordinariamente affascinante per me nell’osservare i migliori atleti del Mondo proprio nel momento di massimo sforzo e pressione, se in più sono italiani meglio ancora!

Quando poi scendo in pista io, come tutti gli altri sciatori, seguo sempre l’istinto, che è un’insieme unico di: esperienze personali passate, di conoscenze acquisite e di informazioni accumulate nel corso degli anni.

Osservare i campioni di altri sport sotto il maggior carico possibile di stress, vedere come riescono a gestirlo, come si rapportano con gli avversari e con i media è un’occasione utile per aggiungere qualcosina in più al cesto delle scelte a cui l’istinto può attingere, garantendomi una gamma più ampia di opzioni in gara e fuori.

Prendiamo i piloti di formula uno, per esempio. A pochissimi secondi dalla fine del loro giro veloce in qualifica si ritrovano con un microfono sotto i baffi, magari affidato anche ad un grande ex, capacissimo quindi di fare domande scomode e molto tecniche. Serve una calma glaciale per ricomporsi così velocemente. Tornando a domenica nello specifico, Leclerc si è ritrovato nel bel mezzo della prima intervista un minuto dopo aver parcheggiato la macchina e abbracciato i meccanici, senza avere assolutamente il tempo di metabolizzare i 53 giri passati con il fiato sul collo prima di Hamilton e poi di Bottas.

Non so come avrebbero reagito il mio fiato e il mio cuore subito dopo una lotta del genere ma la compostezza e la presenza di spirito del giovane monegasco mi hanno davvero impressionato.

Il tennis invece mi affascina più per quello che accade il campo che per quello che lo circonda (che resta comunque un grande e divertente show). Con la racchetta in mano la cosa più difficile mi sembra essere quella di mantenere la calma e lucidità intatte, nonostante i momenti diversi della partita facciano ricadere sui colpi un peso diverso a seconda del punteggio.

Ciò che più mi affascina, nel tennis, è il sistema di punteggio. Nonostante ogni punto abbia teoricamente lo stesso valore è evidente che a volte la pallina pesi di più e questo scatena processi mentali in grado di ribaltare completamente le gerarchie del campo. Tutta la partita vissuta punto per punto, a livello mentale mi sembra un qualcosa di massacrante, motivo per cui stimo tantissimo i tennisti e ammiro le loro capacità di testa.

In più poi nei momenti di relax non mi faccio mai mancare qualche libro a tema sportivo che mi permette di aggiungere un’ulteriore punto di vista e di riflettere sui “dietro alle quinte” che hanno caratterizzato gli atleti più famosi sia durante la loro crescita sportiva sia durante la loro formazione personale.

“Leggerli” mi da l’impressione di conoscerli un po’ e quindi di indagare successivamente i perché delle loro scelte in gara o fuori, collegandomi al grande filo conduttore narrativo della loro carriera, oltre che di iniziare proprio a seguirli sui social e a tifarli in gara.

In conclusione non posso che definirmi un vero amante dello sport, dei grandi campioni e del racconto che se ne fa. Ovviamente cerco di “sfruttare” al meglio tutti questi imput per aggiungere qualcosa al mio essere un atleta professionista, ma devo anche ammettere che, talvolta, ho soltanto voglia di gustarmi lo spettacolo, così come successo domenica pomeriggio o nelle incredibili sfide di Berrettini allo Us Open.

 

English: 2week3 Sport Lover

The first september weekend was incredibly exciting for all Italian sports fans and I was no exception at all.

I have been glued to the TV admiring Leclerc's win in Monza in front of over 90 thousand Ferrari cheering fans and Berrettini's exploit in the US open, ended by Nadal in the semifinals.

During the summer I always manage to devote a few moments of my time to watch other sports and, when I’m able to do it I even use to attend live events. Or "my" Juventus at the Stadium, or, as happened last summer when I was able to visit the Formula One paddock in Monza for the first time.

In addition to those that are my personal passions and my favorite disciplines, I never miss the decisive moments of all the greatest world and European championships of all the major sports. Cycling, swimming, track and field: there’s something extraordinarily fascinating for me to observe the best athletes in the world right at the moment of maximum effort and pressure, and if they are italians is even better!

When I have to race, like all the other skiers, I always follow my instinct, which is a unique mix of: personal experiences, acquired knowledge and information accumulated over the years.

Observing the champions of other sports under the greatest possible stress, seeing how they manage it, how they relate to their opponents and the media is a useful opportunity to add something more to my experience basket of options. That guarantee me a wider range of options in the race and outside of it.

Take the formula one drivers, for example. Just few seconds after the end of their last lap they find themselves with a microphone under their nose, hold by a great former driver, very capable of asking uncomfortable and very technical questions. You need a glacial calm to recompose yourself so quickly. Going back to Sunday in particular, Leclerc found himself in the middle of the first interview a minute after parking the car and hugging the mechanics, without having the time to metabolize the 53 laps passed haunted by Hamilton and Bottas.

I don't know how my loans and my heart would have reacted immediately after such a struggle but the the presence of spirit of the young Monegasque really impressed me.

Tennis, on the other hand, fascinates me more because of what happens on the course than what surrounds it (which still remains a great and entertaining show). On the court the hardest thing seems to be to keep the calm intact, despite the fact that, depending on the score, different moments of the game make the ball carry a different weight.

What fascinates me most in tennis is the scoring system. Although each point theoretically has the same value, it’s clear that sometimes the ball weighs more and this triggers mental processes that can completely overturn the game. The whole match, point by point, on a mental level seems to me to be something exahusting, which is why I very much esteem tennis players and admire their leading skills.

Plus, during my vacations, I never miss a new sports-themed book and that allows me to add a further point of view and to reflect on the "behind the scenes" that characterized the most famous athletes both during their sporting growth and their personal training.

Read about them gives me the impression of knowing them a bit and it helps me investigating the reasons for their choices in the competition or outside.

That connect me to the great narrative thread of their career, and I usually start to follow them on social media and support them during the race.

In conclusion, I can only call myself a true lover of sport, of great champions and of the story that’s built around them. Obviously I try to “use” all these inputs to add something to my professional skills, but I must also admit that, sometimes, I just want to enjoy the show, as happened on Sunday afternoon or in the incredible challenges of Berrettini at Us Open.

3 Set

Con la prima edizione del Martin Faurcade Nordik Festival dello scorso weekend si è concluso il mio trittico d’agosto dedicato allo sci di fondo estivo. Chiamato così poiché pur essendo come attrezzo molto simile allo skiroll, le ruote che si usano sono lente, il che rende sia la tecnica che lo spettacolo molto più simile allo sci di fondo rispetto al suo cugino estivo.

 

Prima dell’appuntamento francese ho partecipato ai due main event dell’estate norvegese: il Blink Festival, che si è tenuto a Sandnes, circa 200 chilometri a sud di Bergen e il Toppidrettsveka, di Trondheim.

Mi viene naturale e spontaneo associare questo terzetto di competizioni perché sono quelle grandi a sufficienza da attirare una completa copertura televisiva, che è sempre uno specchio fedele e attendibile dell’interesse mediatico, e quindi di pubblico, suscitato da una manifestazione.  La spettacolarità di questi fine settimana è stata tale da richiamare migliaia di spettatori sulle tribune e lungo i tragitti di gara, garantendo per tutti un intrattenimento di alto livello.

 

Sia al Blink che al Nordik, per esempio, si è deciso di far andare a braccetto il fondo e il biathlon, unendo nello stesso programma le emozioni per la fatica dei fondisti e la suspence del tiro. Un’offerta completa e accattivante capace, in una singola giornata, di mettere in mostra il meglio del nostro mondo.

Tutti e tre questi appuntamenti mi hanno stupito soprattutto per la straordinaria macchina organizzativa che sono stati capaci di mettere in moto. Una precisione pazzesca e una dedizione totale per offrire agli atleti la migliore esperienza possibile sul tracciato e ai tifosi sulle tribune qualcosa di indimenticabile.

Oltre alle strade chiuse per consentire la realizzazione del tracciato, a lasciarmi sinceramente di stucco è la cura maniacale dei dettagli, come i ponti asfaltati dall’oggi al domani, i tombini cementati apposta per l’occasione e le intere vie di sampietrini coperte da colate lisce solo per permettere agli atleti uno scorrimento perfetto e senza rischi. Il tutto, ovviamente, prontamente rimosso l’indomani.

 

I tre eventi sono stati studiati come occasioni di svago per tutta la famiglia, costruendo intorno alla gara un’agenda ricca di appuntamenti imperdibili e di momenti di festa. Penso al concerto del Blink, che ha preso il via pochi istanti dopo la mia premiazione sul palco, avvenuta davanti a più di 8000 tifosi scalmanati. Oppure penso alla gigantesca area expo, dedicata agli sponsor, e all’evento domenicale, pensato interamente per gli amatori, che hanno animato il weekend del Nordik Festival.

Questo tipo di esperienze mi hanno dimostrato una volta di più quanto sia possibile valorizzare al massimo la nostra disciplina anche fuori stagione. Anche, se non soprattutto, prevedendo momenti d’intrattenimento oltre alla gara principale, senza limitarsi a promuovere solo e soltanto la competizione dei Pro. E questo è un modo intelligente e stimolante di promuovere attivamente lo sci di fondo.

 

In mezzo a tutto questo c’è stato, chiaramente, anche l’aspetto più propriamente sportivo e anche di quello posso dirmi abbastanza soddisfatto. Certo competere in estate non è la stessa cosa che farlo d’inverno ed è molto complicato valutare con oggettività le prestazioni degli avversari perché è impossibile sapere con certezza con quanto carico di lavoro si siano presentati al via. Ogni gara a cui ho preso parte mi ha lasciato qualcosa: una bella sensazione o una carenza da migliorare. Ed è arrivata anche una vittoria, nella sprint del Blink, la mia prima di sempre in questo tipo di eventi.

 

In base al periodo di allenamento in cui capitano queste gare, può succedere, come nel caso di domenica scorsa, di potersi prendere un giorno di relax il giorno dopo la gara. E così, il risveglio con vista sul lago di Annecy di domenica e la passeggiata nel caratteristico centro prima di ripartire verso casa, sono stati il modo migliore per iniziare la giornata del mio 29esimo compleanno. Tra l’altro, ho ricevuto tanti messaggi di auguri per i quali ringrazio davvero di cuore tutti i mittenti. Gli anni passano e voi tifosi mi incoraggiate sempre di più e il mio miglior modo per ringraziarvi è continuare a dare il massimo sia in allenamento che in gara per provare a regalarvi ancora tante emozioni…

English Version

 

Last weekend the first edition of the Martin Faurcade Nordik Festival ended my August’s hat trick dedicated to summer cross-country skiing. Although very similar to roller skis, the cross-country summer skiing uses slow wheels which makes both the technique and the show much more similar to the winter’s performance.

 

Before the French appointment I attended the two main events of the Norwegian summer: the Blink Festival, held in Sandnes, 200 kilometers south of Bergen and the Toppidrettsveka, in Trondheim.

It comes natural for me to associate this trio of competitions because they are big enough to attract complete television coverage, which is always a faithful and reliable mirror of the media interest aroused by an event. The spectacle of these weekends attracted thousands of spectators in the stands and along the race, providing high-level entertainment for everyone.

 

At the Blink and the Nordik festivals the race program contained both: biathlon and cross-country skiing, combining the emotions of this two different expressions of winter’s sports. A complete and captivating offer able, in a single day, to showcase the best of our world.

All three of these events amazed me for the extraordinary organizational machine that they were able to set in motion. A total dedication to offer the athletes the best possible experience on the track and to the fans something unforgettable as well.

Way more than the closed roads to allow the race to take place, what really left me shocked was the obsessive attention to detail: bridges being paved from one day to an other, manholes cemented for the occasion and entire cobblestone streets covered by smooth asphalt only to allow athletes to slide perfectly and without risk. All this, of course, removed in the following 24 hours.

 

The three events have been designed as opportunities for the whole family to have fun, building agendas full of great appointments and interesting moments before and after the race. For example I can mention the Blink concert, which started a few moments after my winning ceremony on stage, and that took place in front of more than 8000 cheering fans. Or I can mention the huge expo area, dedicated to sponsors, and the Sunday event, designed entirely for amateurs, who animated the Nordik Festival weekend.

This type of experience has shown me once again how much we can get from our discipline even on summer time. Specially providing entertainment moments in addition to the main race, without promoting only the Pro’s competition. And that’s the best way to actively promote cross-country skiing.

 

Of course in this month there was also sport and I’m feeling quite satisfied about that. Of course competing in the summer is not the same thing as doing it in the winter and it’s very complicated to evaluate the performance of my main opponents because it’s impossible to know exactly with how much workload they started this races.

Every race left me with something important: sometimes a good feel, some others times a lack to improve. I also collected a victory in the Blink’s sprint, my first ever win in this type of events.

 

Depending on the training schedule sometimes can happen to be able to take a day off after the race. And that was the case of last Sunday, when I could enjoying the view of Lake Annecy on and walk in the traditional town center before heading home. It was the best way to start my 29th birthday. Among other things, I received so many b-day greetings and I really want to thank you all for that. Going on year after year you fans are cheering for me more and more, the best way I have to say thank you is to continue to give my best in trainings and races, trying to give away new emotions…

27 Ago

SEMPLICEMENTE CHICCO 2Week1 - Norway

Di rientro da una lunga trasferta di quattro settimane in Norvegia, riprendo a scrivere il mio diario. Nella seconda stagione di #semplicementeChicco cercherò di essere via via un po’ più sintetico nel testo raccontandovi i miei pensieri da approfondire in qualche modo via social, con l’avvicinarsi dell’inverno, grazie a delle dirette dedicate.

La lunga trasferta norvegese è nata dagli inviti a partecipare ai grandi eventi dello skiroll che si svolgono lì, il Blink Festival e il ToppIdrettsveka, di cui vi parlerò nella prossima week dopo aver affrontato nel prossimo weekend il terzo grande evento di questo genere, il Nordic Festival di Annecy.

Oltre alle gare quindi, dal mio punto di vista la cosa in assoluto più stimolante di queste trasferte è la possibilità di fare delle sedute a fianco di atleti di altissimo livello, provenienti da ambienti e culture differenti dalla mia, senza la frenesia e i ritmi serrati imposti dalla stagione invernale. Chiacchierare con avversario sulle tipologie e filosofie di lavoro durante un allenamento di due ore è ben diverso che farlo nei dieci minuti che passano dalla fine di una gara alle cerimonia di premiazione. E per diventare atleti migliori continuare a confrontarsi con gli altri è un aspetto fondamentale.

Durante i nostri giorni norvegesi, ho avuto l’occasione di lavorare con i ragazzi della nazionale italiana di biathlon (al Blink Festival hanno partecipato anche loro), con i fondisti americani e, ovviamente, con numerosi atleti della nazione di casa, su tutti Iversen e Toenseth.

Ho sfiorato persino Klaebo, il cui nonno, che è anche il suo allenatore, mi aveva proposto di fare qualche seduta insieme ma, complice la sua necessità di riposare dopo un ritiro, questo impegno è stato spostato. L’unico momento di confronto con Johannes, oltre alle gare, è stata una sfida ai calci di rigore nell’intervallo della partita di calcio dei preliminari di Champions League tra Rosenborg e Maribor, purtroppo per me persa malamente. Chi ha visto via social i miei tiri al Lerkendal Stadion di Trondheim, può aver capito il perché io abbia scelto lo sci di fondo a 16 anni…

Le strade norvegesi sembrano progettate ad hoc per gli skiroll, grazie alla presenza di numerosi percorsi alternativi e circolari, alle ampie piste ciclabili che ci sono a lato di tutte le strade più trafficate e di una popolazione appassionata e rispettosa, che è più facile ti chieda un selfie mentre ti alleni piuttosto che lamentarsi della tua presenza sulla carreggiata in cui stanno guidando. È un modo completamente diverso di vivere lo sport e, più in generale, lo scorrere del tempo.

Sembrano tutti rilassati, in Norvegia, soprattutto al di fuori dei due, tre grandi centri urbani del Paese, di certo una bella differenza rispetto a noi italiani che, fedeli alla nostra cultura latina, andiamo sempre a mille all’ora con l’aria di chi è perennemente in ritardo.

Questo approccio più sereno alla vita si riflette poi anche nel modo in cui i grandi sciatori locali interpretano la disciplina, dando un ruolo chiave fin dalle prime stagioni da professionisti alla responsabilità dell’atleta nella scelta della preparazione da svolgere.

Ognuno di loro, pur mantenendo sempre il paracadute di un allenatore che lo conosce e lo accompagna nell’avanzare delle stagioni, prepara le sedute potendo contare su una grande autonomia decisionale il che, nel momento del grande risultato raggiunto, non fa altro che aumentare la fiducia nei propri mezzi, forse l’elemento più importante in assoluto.

Essere i principali responsabili della propria preparazione, e conseguentemente anche della performance in gara, li obbliga a prendere immediatamente possesso delle dinamiche decisionali, aiutandoli così ad accrescere la fiducia nei propri mezzi. In un cerchio che si autoalimenta: lavoro, autonomia, risultati, fiducia, quindi più lavoro,...

Certamente il loro contesto professionale è diverso dal nostro e per ogni atleta esiste un vestito su misura, perfetto solo e soltanto alle proprie caratteristiche, ma avere modo di confrontarmi con modi alternativi di interpretare la preparazione mi aiuta a conoscermi meglio e spostare ancora i miei limiti. Chi lo sa se un domani non deciderò di provare a lanciarmi in un esperienza molto più lunga di queste quattro settimane in quei luoghi.

Paltrinieri del nuoto lo ha fatto, andando in Australia, e a vedere dai risultati sembrerebbe aver fatto molto bene…

English Version

Coming home from a four-week trip to Norway, I’m finally back writing my diary. In the second season of #semplicementeChicco I’ll try to be a little more synthetic on paper, but I’ll increase my appearances on social networks during the winter season, using special live shows.

The idea of this long Norwegian trip was born from the invitations I received to participate in the great roller ski events that take place there, the Blink Festival and the ToppIdrettsveka, but I’ll talk about that next week after facing the third big event of this genre: the  Annecy Nordic Festival.

More than the races, from my prospective, the absolute most stimulating thing about these trips is the possibility of sitting next to very high level athletes, coming from different environments and cultures, without the tight rhythms imposed by the winter season. Chatting with an opponent about different types and philosophies of workouts during a two-hour training session is way better than doing it in the ten minutes you have from the end of a race to the award ceremony. And if you want to become a better athlete, continuing to confront others is a fundamental aspect.

During our trip, I had the opportunity to work with the components of the Italian biathlon national team (at the Blink Festival), with the American cross-country skiers and, of course, with numerous athletes from Norway, above all Iversen and Toenseth.

I even almost cross skis with Klaebo, whose grandfather, who’ s also his coach, had proposed me to do some workout together but he choose to change the plan after a very tiring session with his national team. The only extra moment of confrontation I had with Johannes was a penalty shoot-out challenge during the half-time show of the Champions League preliminaries match between Rosenborg and Maribor: unfortunately for me it didn’t end well. Anyone who has seen my penalty kicks on the field of the Lerkendal Stadion in Trondheim may have understood why I chose cross-country skiing at 16 over football ...

Norwegian’s roads seem to be perfectly designed for roller skis, thanks: to the presence of many alternative routes and to the wide bike lanes that you can find on the side of all the busiest roads.  Plus the Norwegians are a very passionate and respectful population, that prefer ask you for a selfie while you're training rather than complaining about your presence on the road where they're driving. It is a completely different way of experiencing sport and, more generally, life.

They all seem relaxed, in Norway, especially outside the few urban centers of the country, certainly a big difference compared to us who, faithful to our Latin culture, we always look like we are running late for some important appointment. This more serene way of living is also reflected in the way that great local skiers approach the discipline. Since the first seasons as professionals they grow giving a key role to the personal responsibility of the athlete.

Each of them, even though maintaining the parachute of a personal coach season after season, is free prepare the training sessions counting on a great decision-making autonomy which, if you reach a great result, does nothing but increase the self-confidence, perhaps the most important element of all.

Being the main responsible for their own preparation, and consequently also for the race’s performance, forces them to immediately fit into the decision-making dynamics. That help them to increase their confidence in a self-sustaining circle: work, autonomy, results, trust… so more work ...

Certainly their professional context is different from ours and for every one there is a tailored suit, able to fit to the characteristics of just one athlete, but having the opportunity to confront with different ways of interpreting my sport helps me to know myself better and to move my limits much further again.

Who knows, maybe one day I’ll to try a much longer experience abroad. My friend and Olympic medalist swimmer Gregorio Paltrinieri did it, moving to Australia, and his results seems to be more than interesting..

21 Mar

Eccomi di nuovo qua, smaltito il calo psicologico post mondiale, riprendo il racconto della mia avventura un mese dopo l'ultima week. Vi avevo lasciati alla vigilia della settimana più importante della stagione, chiedendovi di salire a Cogne per darmi la carica in vista dei Mondiali... e così è stato!

Avrei tanta voglia di raccontarvi le emozioni provate in quella 'giornata epica' vissuta a Cogne, con la prima doppietta italiana e tutta valdostana, in una sprint di coppa del mondo. Così come raccontarvi nel dettaglio tutti i metri in cui ho lottato per difendere il titolo di Campione del Mondo Sprint qualche giorno dopo a Seefeld e, ancora, la seconda medaglia dei Mondiali per l'Italia, nel TeamSprint in coppia con Defa.

Ho deciso però di conservare quei ricordi, tenerli lì da parte e lasciare che il tempo mi aiuti a far emergere qualche dettaglio in più, qualche aneddoto particolare per raccontarvi, a freddo e al meglio, quella incredibile 9 giorni.

Un racconto che merita un'occasione speciale da dedicare a Voi tifosi.

E l’occasione sarà quella del 25 Maggio, data in cui sto organizzando l'evento da dedicare a tutti coloro a cui voglio rivolgere, anche quest'anno, il mio Grazie.

Negli anni passati ho sempre cercato per questo evento delle location esclusive in cui invitare tutti i membri del Team, i Partners, le Istituzioni e ovviamente voi tifosi rappresentati dai ragazzi del FanClub, che al mio rientro dalle gare avevano già organizzato più tempestivamente la Vostra festa.

Quest'anno ancor di più che negli anni passati, in quella settimana indimenticabile tra Cogne e Seefeld, ho sentito l'enorme spinta che mi avete dato ed è per questo che insieme alle Associazioni di Nus, sto cercando di organizzare il mio miglior Grazie a voi tutti.

Una festa in Piazza a Nus con l'ormai tradizionale Salotto di Silvano Gadin in cui svelarvi tutte le emozioni di quei giorni e un open Bar in cui offrirvi una bevuta per festeggiare insieme un'altra grande stagione.

Ovviamente anche le pagine di “Semplicemente Chicco” ospiteranno nelle settimane successive un racconto scritto del doppio impegno Cogne-Seefeld, ma il mio desiderio è quello di riservare la “premiere” all’evento di Nus, raccontare in anteprima quei giorni soltanto a quelli di voi che saranno presenti.

Quando parlo dei tifosi, mi riferisco a tutti coloro che mi spingono, mi incitano e che credono che tramite ciò che faccio e per il modo in cui lo faccio, posso fare del bene allo Sport e perchè no, un pochino anche alla società. Ma c'è un gruppo di tifosi, che sta diventando sempre più grande, che vuole dimosrarsi 'ufficialmente' ancora di più mio fan, seguendomi agli eventi e alle gare organizzandosi in quella che inizia a essere chiamata 'Macchia Gialla'.

I ragazzi del Fan Club sono una costante magnifica che mi accompagna dalla mia prima convocazione in nazionale e che mi ha supportato a bordo pista in molte gare di questi anni tra Coppa del Mondo, Mondiali e Olimpiadi.

Fa quasi strano chiamarlo così considerando che all’inizio era composto soltanto dal gruppo dei miei amici più cari (che erano anche i più scalmanati a bordo pista ovviamente) i quali altro non volevano che farmi sentire il loro calore mentre io gareggiavo sulla neve con la temperatura sottozero.

Oggi il gruppo è diventato una realtà molto rilevante, conta di più di 700 iscritti, che si è data anche importanti obiettivi nel campo del sociale e questo per me è davvero ciò che conta di più.

Ovviamente sapere di non essere solo durante la gara, vedere delle facce amiche che aspettano di bere un goccio di vino e di mangiare un bacio di Nus insieme a me dopo che la gara è finita mi aiuta a sopportare meglio le fatiche, le trasferte e la pressione.

E non si scappa, lo sanno tutti, dagli addetti all’antidoping ai tecnici: io non esco dalla pista se non sono andato ad abbracciarli e a fare un brindisi insieme.

Ma c’è molto altro oltre al sostegno che mi offrono alle gare perché il Club svolge anche un importante ruolo aggregante all’interno della mia comunità e ne vado davvero fiero.

Agli inizi gli incontri di inizio e fine stagione erano l’occasione per riunire insieme tante persone diverse, accumunate dalla passione per lo sci di fondo e da quella per la propria terra. Poi, con l’inizio delle trasferte organizzate, il fan club è diventato anche uno strumento per viaggiare in compagnia, assistere agli eventi più importanti della stagione e per visitare posti nuovi.

A Seefeld, nei giorni del Mondiale, erano presenti in più di 60: un sostegno impareggiabile che mi ha aiutato a spingere al massimo.

Il clima del gruppo è quello che ho sempre apprezzato di più: nonostante le levatacce e le sfacchinate per raggiungere le piste, quella che si portano dietro negli zaini è sempre una festa chiassosa e divertente, che è impossibile vedere sugli spalti e senza restarne coinvolti.

Impossibile dimenticare, per esempio, l’invasione di Milano del 2012. Scherzo a chiamarla così, ma non è molto lontano dal vero. Era in programma una suggestiva gara sprint in pieno centro città, con la cornice del Castello Sforzesco e i ragazzi raggiunsero il capoluogo lombardo in massa. C’era un fiume di persone con la maglia gialla del fan club che sfilava a bordo pista: avevano riempito tre pullman e creato l’effetto di una vera e propria curva ultras, anzi peggio perché non credo che allo stadio lascino entrate persone con dei campanacci o delle motoseghe (senza lama, giusto precisare).

Mi piace scoprire le storie che si celano dietro ad ogni membro del club e coltivare i rapporti che si creano grazie al tempo passato insieme a raccontarle. Storie che si sono accumulate piano piano, negli anni, e che mi accompagnano con gioia, affetto e calore praticamente da sempre. Come quelle della notte di Cogne che non vedo l'ora di farmi raccontare. Io ero già in viaggio verso Seefeld ma ricevevo messaggi e tramite i social continuavo a vedere da lontano come andava avanti la festa inziata con l'euforia della gara del mattino.

Col passare del tempo il gruppo è diventato molto numeroso ed è organizzato ed efficiente.

Per me è sempre stato fondamentale che il Fan Club fosse aperto a tutti coloro che si volessero avvicinare a me o allo sci di fondo in generale.

Oggi è anche possibile iscriversi online nella sezione dedicata al FanClub del mio sito (https://www.federicopellegrino.com/fanclub/tesseramento) e coordinarsi con loro per unirsi alle trasferte del gruppo, ricevendo in tempo reale anche le indicazioni per poter seguire al meglio gli eventi live e quelli in tv.

Sono davvero tante le cose che partecipano a rendere speciali i miei tifosi: la consapevolezza di quanto sia molto gratificante e divertente fare certe esperienze tutti insieme piuttosto che da soli, per esempio, ma anche l’altruismo che li anima, visto che l’organizzazione non ha alcuno scopo di lucro.

Tutti i proventi del merchandising e delle attività vengono infatti utilizzati per la gestione degli eventi e devoluti in beneficenza, tramite vari progetti tra cui “TUTTI sugli sci” che permette ai disabili di poter sciare con la giusta assistenza grazie ad attrezzature adatte e a tecnici preparati.

Il mio primo pensiero quindi, tornando a scrivere #SemplicementeChicco è un enorme ringraziamento a tutti coloro che mi hanno aiutato sostenendomi dagli spalti, dai divani, via social... sia quelli che lo fanno da sempre, sia quelli che lo faranno a partire da domani, perché quella dose di energia mi carica tantissimo, mi aiuta nei momenti di fatica e soprattutto mi ricorda sempre quanto sono fortunato.

Le mie fatiche sono (anche) per voi e di questo vi voglio ringraziare di cuore.