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13 Nov

Parte una nuova stagione che come tutte le cose nuove porterà con sè molto: tante aspettative, le mie soprattutto, il solito carico di adrenalina e gli ancor più soliti obiettivi ambiziosi.Oltre a tutto questo ci sarà anche una grande novità, un vero e proprio ritorno al passato per me, fatto per guardare al futuro con obiettivi rinnovati.

Questa, la Week 1 di #semplicementechicco è infatti il primo tassello di un lungo percorso di storytelling che farà da sottofondo a tutto l'anno sportivo che sta iniziando e che permetterà di raccontarmi in assoluta libertà a tutti coloro che mi vogliono bene e che si sforzano di farmi sentire il loro calore quotidianamente.

Non un semplice diario di bordo, non una fredda cronaca delle gare che mi aspettano o che si sono appena concluse, ma qualcosa di più. Ciò che mi piacerebbe creare con questo nuovo progetto è un dialogo con tutti voi che leggete, un'interazione costante, che mi permetta di raccontare di me anche gli aspetti più personali, quelli che si fa fatica ad esprimere nella loro complessità utilizzando soltanto i social.

Il motivo principale? Beh io adoro il mio mestiere, amo quello che faccio e poterlo raccontare è per me la naturale conseguenza di quanto io mi senta felice nel mio elemento. Chiunque sia mai venuto a vedere una gara, o abbia avuto modo di incrociarmi per strada o sulla neve, sa che non mi nego mai il piacere di fare quattro chiacchiere con un appassionato di sci, di sport o della vita. I racconti, specie quelli sportivi, mi piacciono fin da quando ero bambino e avere occasione di leggerne, ascoltarne o di raccontarne alcuni è senza dubbio uno dei miei passatempi che preferisco.

Quando andavo a scuola, al liceo, scrivere mi riusciva abbastanza bene. Così come nelle lunghe ‘letterine d’amore’ che allora scrivevo alla mia Greta. Con la penna in mano sono sempre stato un creativo, a differenza di quanto accade nel lavoro invece dove sono l'organizzazione e il metodo a determinare il ritmo delle mie giornate.

Quando ho cominciato a gareggiare ad alto livello mi è venuto quindi spontaneo iniziare a tenere un diario online, nel quale dare spazio a questa mia passione. Scrivere, oltre che un'esigenza comunicativa, è anche spesso un percorso terapeutico e raccontarmi su carta mi ha sempre permesso di fare chiarezza su una gara, di riflettere sulle cose da fare, di dare ordine ai pensieri.

Nonostante la mia passione e gli ottimi feedback che ricevevo dal sito, nel corso dei mesi, con l'accumularsi degli impegni, ho finito col perdermi e lasciare che questa passione finisse in soffitta per un po'. Come tutte le cose a cui si tiene veramente però è recentemente tornata a bussare nei miei pensieri ed ora voglio riallacciare i fili e riprendere a raccontarmi come facevo una volta.

Lo farò qui, ogni settimana, in quello che sarà un appuntamento fisso con le mie righe, i miei ricordi e le mie storie.

I social sono uno strumento davvero potente, permettono agli atleti di farsi conoscere in tutto il Mondo abbattendo i confini e offrono a chiunque l'opportunità di essere aggiornati praticamente in tempo reale su tutto ciò che accade. Spesso però la voglia di raccontare qualcosa di mio va oltre allo spazio offerto da un post o da una story che sono luoghi dedicati alle comunicazioni flash. Brevi ed incisivi. Oltre alla mia più volte ammessa, difficoltà a raccontarmi tramite un post su Facebook o Instagram.

Il mio desiderio più grande è quello di riuscire a mostrarmi esattamente per quello che sono a tutti quelli che mi sostengono. Non solo quindi a coloro che mi conoscono di persona, ma anche a quelli che si sono appassionati online alla mia avventura sportiva e che adesso mi fanno compagnia, mi incitano e mi fanno sentire il loro calore. Più conosco il mio interlocutore e più per me diventa facile lasciarmi andare e far uscire la natura conviviale del mio carattere, quella innamorata delle storie di cui parlavo prima. Nel corso dei mesi mi piacerebbe raccontarvi non solo delle sensazioni avute in gara o dei dettagli tecnici, ma anche farvi entrare nel mondo delle mie montagne, farvi assaporare la vita di uno sportivo professionista, oppure farvi visitare insieme a me alcuni dei posti splendidi che ho la fortuna di vedere durante le trasferte.

E, più di ogni altra cosa, mi piacerebbe riuscire a creare un dialogo con voi, leggere i vostri commenti sotto al pezzo e alle foto, far sì che questo appuntamento del martedì diventi l'occasione per un'interazione costante e sincera, farmi anche consigliare gli argomenti futuri su cui scrivere e che a voi piacerebbe leggere.

In questi anni la mia vita ha iniziato a scorrere con una velocità sempre maggiore: nuove stagioni, nuovi ambiziosi obbiettivi, nuovi grandi traguardi, nuovi piacevoli eventi, nuovi partner, sempre più importanti, ma anche più tempo da dedicare a tutto ciò e meno tempo per rallentare i pensieri e soffermarmi a ragionare. Questo tempo lo rivoglio, e con questo impegno che mi prendo con Voi, lo pretendo da me stesso.

Spero che questa idea vi piaccia e che possiate trarre qualche spunto di qualsiasi tipo da ciò che vi racconto. In questi anni mi avete spinto con tanti incitamenti e belle parole, ora tocca a me darvi qualcosa in più di quanto io possa fare con gli sci ai piedi.

A martedì prossimo h18, con la Week 2 di #semplicementechicco

16 Mar
@NordicFocus

E' finita con la vittoria del più forte. Quest'anno sono riuscito a battere Johannes Hoesflot Klaebo un paio di volte e spero che, nei prossimi anni, non migliori così tanto come ha fatto negli ultimi tre anni altrimenti diventerà quasi impossibile da sconfiggere. Se l'anno scorso la Coppa del Mondo l'ho persa io, quest'anno più di così, davvero, non potevo fare: onore a lui, perché anche alle Olimpiadi è stato più forte di me. Da parte mia, conclusa quest'annata di gare penserò a cosa fare, ancora, per migliorare. Studiando Klaebo ma anche gli altri miei avversari. E, soprattutto, ascoltando il mio corpo e le sensazioni che mi trasmetterà. Oggi sono riuscito a fare il massimo che, vista come si era messa la gara, potevo fare. Poteva essere un'altra occasione per mettermi dietro tutti. Klaebo mi ha confidato di aver voluto mettere giù dura la Finale per evitare di arrivare in volata e rischiare di perdere come a Lahti e io ho cercato di fare la mia gara, stando coperto perché all'inizio non riuscivo a far girare le gambe e giocando le mie carte nell'ultima parte. Mi sono sentito un po' come Pac- Man quando si mangiava gli avversari. Sono riuscito a recuperare due posizioni passando Petterson e Chanavat dopo aver scollinato al quarto posto. Forse le energie iniziano a venire meno e anche per questo sono molto contento della mia gara. La semifinale è stata durissima con Bolshunov che ci ha tirato il collo chiudendo la batteria con un tempo più basso di quello fatto segnare in qualificazione. Ora penserò al finale di stagione e alle ultime due gare del mini tour di Falun, le due prove distance. Non sarà facile mantene la concentrazione e gli stimoli in gare che non sono proprio le mie. Poi sarà il momento della festa. Quella che organizzeranno i miei tifosi del Chicco Pellegrino Fan Club ad inizio aprile. E, infine, sarà tempo di vacanze, al mare, con la mia Greta. Ma per il bilancio si fine stagione c'è ancora tempo. 

7 Mar
@NordicFocus

Spero di non dover aspettare altri nove anni prima di passare i quarti di finale. Aver raggiunto la semifinale a Drammen, dove debuttai in Coppa del Mondo nove anni fa, è stato molto positivo solo che poi, in semifinale, sono restato senza energie. Sono comunque soddisfatto perché sono riuscito a fare uno step in più rispetto al passato. Su questa pista cittadina ho sempre fatto molta fatica ed è stato così anche quest'anno: i norvegesi, qui, vanno molto forte ma questa volta posso dire anch'io di aver fatto il mio. Ora torno a casa con tante energie mentali ancora a disposizione. C'è l'ultima gara di Coppa del Mondo da disputare, voglio fare bene e chiudere la stagione con un buon risultato. Falun è una pista che mi piace molto e la voglia di fare è ancora tanta. Il clima di quest'inverno aiuta e non poco. Di solito a marzo trovi neve trasfornata e bagnata e alte temperature che ti invogliano più a pensare alle vacanze che non a sciare. Quest'anno, invece, essermi svegliato a Gressoney-Saint-Jean più volte con il termometro esterno che segnava meno venti gradi mi ha aiutato a restare concentrato. Sciare e allenarmi in queste condizioni è un grande piacere. 

3 Mar
@NordicFocus

Dopo Dresda mi è venuto il pallino di provarci. Essere, insieme ad Hetland, il fondista che ha vinto più gare skating in Coppa del Mondo (nove) era motivo di grande orgoglio e soddisfazione. A quel punto, però, perché non cercare di vincere la decima? Uno stimolo in più, una sensazione che sentivo di avere dentro e che oggi sono riuscito a mettere sugli sci. Quando c'è l'occasione di arrivare davanti a Klaebo la devo sfruttare. Nella mia Lahti, che l'anno scorso mi ha regalato la gioia del titolo mondiale, ho trovato una super giornata nella quale i materiali hanno fatto, ancora una volta, la differenza e nella quale io mio fisico ha risposto alla grande. Aver avuto quell'intoppo in semifinale, quando ho rotto il bastoncino, mi ha dato quell'adrenalina in più che mi è servita in finale. Nella prima parte, quando tutti stavamo giochicchiando, pensavo a quando si sarebbe accesa la gara e alle sensazioni che avrei avuto e che sarei riuscito a trasmettere agli sci. Sono riuscito a tenere i nervi saldi, lasciare gli altri provarci e poi, quando ho deciso di fare la mia azione nell'ultima discesa, a portarmi davanti prima dell'arrivo. Sono davvero contento: questa vittoria mi ha soddisfatto. Dopo PyeongChang e l'obiettivo raggiunto della medaglia pensavo a come mantere la buona condizione fisica e la concentrazione. Avere lo stimolo di diventare il primo fondista al mondo a vincere dieci sprint skating mi ha dato le energie extra per provarci e per riuscirci.Tutto quello che dopo le olimpiadi sarebbe arrivato sarebbe stato un plus. Oggi, quindi, ero relativamente tranquillo: ho fatto le mie solite procedure prima della gara e ho capito di poter contare su materiali velocissimi nella seconda parte della qualifica quando ho fatto segnare il miglior tempo. E adesso penso a Drammen. In quella sprint classica non ho mai superato i quarti di finale in nove anni di partecipazione. Vorrei provare a sfruttare le mie gambe e portare a casa una bella soddisfazione là dove, dieci anni fa, ho corso la prima gara della mia carriera di Coppa del Mondo.

27 Gen
@NordicFocus

Ho raccolto il massimo di quello che il mio fisico, oggi, potesse darmi. Le sensazioni non erano quelle dei giorni migliori ed è normale che fosse così: questa gara e quella di domani arrivano al termine del lungo lavoro di preparazione pre olimpico e sono davvero contento di come il mio fisico abbia risposto alle sollecitazioni della gara. Ho corso bene la mia sprint di Seefeld. Dopo il secondo tempo in qualifica ho cercato di correre già bene i quarti di finali, nonostate l'alto livello della mia batteria, la seconda della serie. Ho preferito fare così per poter avere un po' più di tempo per recuperare prima della semifinale. Ho passato il turno facile ma poi, in semifinale, ho iniziato ad avvertire la stanchezza di questo periodo che si è ripercossa sulle gambe. In finale ho corso bene, cercando di evitare che qualcuno potesse attaccare in salita e mi lasciasse indietro. Sono riuscito a scollinare bene, a restare lì davanti anche se nell'ultima parte atleti con le gambe migliori delle mie mi sono passati davanti. Ma va bene così, perché per poco non sono riuscito a salire di nuovo sul podio. E, guardando alla scaramanzia, anche lo scorso anno, ad Otepaa, nell'ultima Sprint prima dei mondiali chiusi al quarto posto. Ma oggi ho un altro motivo per essere felice: la mia Greta ha centrato il miglior risultato in carriera. E' stato bello vederla là davanti, vincere il quarto di finale e giocarsi delle posizioni importanti. Vederla alla prima top ten della vita in Coppa del Mondo mi ha fatto stare tanto bene. Adesso pensiamo alle prossime gare, sia per me che per lei, con grande serenità. Domani darò il massimo nella gara di massa per svuotare e stancare bene il mio fisico prima di rientrare in Valle d'Aosta e godermi una settimana di recupero prima della partenza per PyeongChang.

20 Gen
@NordicFocus

La condizione non è male. Stavo facendo una buona prova di qualifica e nella salita più lunga avevo appena effettuato una bella accellerata recuperando un po' di secondi sui miei avversari. Poi in discesa, nell'ultima curva, sul ghiaccio, mi si è infilato lo sci nella neve smossa e, a livello muscolare, non ho avuto la risposta necessaria per reggermi in piedi ed evitare la caduta. E' stata una situazione che poteva succedere e alla quale ero, in un certo senso, preparato. In settimana abbiamo lavorato tanto e, dopo la prova ripetuta di mercoledì, avevo la muscolatura delle gambe davvero provata. Siamo stati anche sfortunati perché il nostro fisioterapista Erik Benedetto si è ammalato durante il raduno a Passo Lavazé e abbiamo così svolto un giorno di recupero in meno attraverso i massaggi con Claudio Saba, nostro precedente fisioterapista, richiamato al lavoro. Abbiamo fatto il massimo ma oggi, nel momento nel quale ho perso l'equilibrio e ho cercato di richiamare i quadricipiti per rimettermi in piedi come di solito riesco a fare in queste situazioni, non c'è stata risposta e sono caduto a terra. Peccato, perché avrei voluto chiudere questa sprint classica con ulteriori indicazioni positive per poter impostare meglio il programma di allenamento da qui alle olimpiadi. A livello organico stavo comunque disputando una buona prova e resto dell'idea che la sprint classica a PyeongChang sarà una gara nella quale potrò fare bene. Le ultime indicazioni su come starò davvero le avrò nella sprint di Seefeld. 

14 Gen
@NordicFocus

Ci aspettavamo delle risposte e averle avute ci rende tranquilli e molto soddisfatti. Tutti siamo stati perfetti: da me e Diddi che non abbiamo sbagliato nulla in gara, al fisio che mi ha rimesso le gambe in grado di reggere i ritmi della team sprint e agli skiman che, come d'abitudine, ci hanno fornito materiali straordinari. La gara a coppie di Dresda è la seconda che vinco con Noeckler e, come a Planica nel 2016, arriva dopo il primo posto nella sprint del giorno prima. E' stato un'altro fine settimana da ricordare nel quale tutto è filato per il verso giusto. Non c'era niente di scontato in questa team sprint. In semifinale siamo stati bravi a tenerci fuori dai contatti e dalle cadute che, già dalla semifinale, hanno caratterizzato la gara. In finale i norvegesi hanno provato la fuga ma la tattica non è stata granché perché Klaebo si è trovato in fondo al gruppo nell'ultima frazione e ha dovuto spendere energie prezione per tornare davanti. Il mio fisico ha risposto alla grande e, nell'ultima parte, quando ho deciso di cambiare ritmo e di accelerare, ci sono riuscito. Sono quattro anni di fila che non scendiamo dal podio di Coppa del Mondo in questo format di gara: una situazione che ci fa pensare molto positivo in chiave olimpica. Era importante per me capire se avessi avuto ancora il buono spunto dopo aver messo alla frusta il mio fisico. Essere riuscito ad andare davanti al gruppo e a restarci sino al traguardo mi dà molta fiducia. Queste due gare hanno rappresentato un bel salto mentale in avanti. Ora rientriamo in Italia, a Passo Lavazé per il raduno pre olimpico. Poi, diretti, a Planica per la nuova tappa di Coppa del Mondo.