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19 Dic

Fosse stata neve veloce sarebbe stato tutto più complicato. E, invece, con una pista rallentata dal caldo è venuta fuori una gara nella quale le scie contavano di meno e dove Federico Pellegrino ha potuto dare un'altra dimostrazione del suo straordinario stato psico-fisico. “Forse di eccellente c'è solo la capacità di essere riuscito a mettere in pratica tutto quello che mi ero prefissato prima del via”. Che l'ha portato a non sbagliare niente e a vincere, in un amen, la quinta sprint skating della vita e a diventare, insieme a Cristian Zorzi, lo sprinter azzurro che ha vinto più gare. “Temevo Dobbiaco ma quando ho visto che c'era una neve così ho tirato un sospiro di sollievo. Perché la componente fortuna diventava meno importante. Con la forza fisica si poteva fare la differenza”. Pellegrino ci ha messo anche il talento mentale per fare la differenza. Perché è sempre stato al posto giusto nel momento giusto. In cima all'ultima salita della finale ha scollinato per secondo. “Perché quella era la posizione migliore per poi tuffarmi in discesa e uscire dal successivo piano in testa alla gara. Così ho fatto: ho sfruttato sci velocissimi e sono entrato per primo sul rettilineo finale. Lì ho solo pensato ad accelerare”. E a vincere. Per distacco questa volta, davanti allo statunitense Simeon Hamilton e al britannico che si allena in Norvegia Andrew Young. “Sono contento perché sono riuscito a controllare tutto”. E nelle sprint è operazione difficile. Federico ci è riuscito nelle ultime cinque delle sei sprint skating di Coppa del Mondo alle quali ha preso parte. “Con Dobbiaco avevo un conto aperto perché non ero mai riuscito a superare i quarti. Mi ha aiutato un po' la fortuna ma, ho saldato il debito”. Federico è rientrato in serata a Gressoney-Saint-Jean. “Niente 15 chilometri classica, per iniziare fin da subito il carico di ore previsto per questi giorni. Poi il 27 e 28 torno in pista ai campionati italiani e prima di partire per il Tour de Ski”. 

14 Dic

Un'estate passata a pensarci. Perché se vincere è difficile, confermarsi lo è ancora di più. E farlo un anno dopo (era il 21 dicembre 2014) è ancora un altra faccenda. Davos è quasi un affare di famiglia per Federico. La prima volta che ci venne a gareggiare, sei anni fa, fece segnare il miglior tempo in qualifica e chiuse al sesto posto. Lo scorso anno vinse la prima gara in Coppa del Mondo della vita. E oggi ha replicato come solo i grandi sanno fare. Sesto tempo in qualifica, nei quarti di finale ha rischiato di agganciarsi nel tratto in piano con il francesino Richard Jouve prima di vincere e andare in semifinale dove ha trovato una batteria parecchio trafficata. In finale sembrava filare tutto liscio come l'olio. E, invece, ci si è messo Sergey Ustiugov a sparigliare le carte. Il russo cadeva in fondo alla discesa e Pellegrino, per evitare di franargli addosso, andava largo e lungo ad esterno curva ritrovandosi quarto all'imbocco del rettifilo del secondo giro di gara. E almeno un paio di secondi dietro il norvegese Sondre Turvoll Fossli. Lì è iniziato il capolavoro atletico e tattico: prima gli è tornato sotto, poi lo ha agganciato in cima alla salita per seguirlo sino in fondo alla discesa, affiancarlo all'esterno, passarlo e andare a vincere davanti al francese Baptiste Gros (che ha bruciato al fotofinish Fossli) la 4a gara in Coppa del Mondo salendo sul podio per la 9a volta e andando al comando della classifica Sprint di Coppa del Mondo. “Oggi avevo tutto: gli amici del fans club, la mia famiglia, la mia fidanzata Greta e avevo anche gli sci giusti, che ero riuscito a tirare fuori dal mucchio insieme allo skiman Dudu e a Simon del service Rossignol. Avevo tutto ma nelle Sprint a volte non basta. Sono i dettagli a fare la differenza”. E la forza nuova di Pelle è stata questa: essere più forti degli episodi che decidono queste gare. Non è detto che a vincere sia il più forte. E quando si è rialzato ed ha levato al cielo il pugno destro Federico ha capito di aver raggiunto la tranquillità. Quella che gli permettere di gareggiare più sereno e di crescere ancora. “Il lavoro in più di quest'estate sulla resistenza si è fatto sentire eccome. Nelle fasi che contavano ero più fresco”. Davos atto secondo è messa in bacheca. E ora il pensiero puà andare sereno a Dobbiaco e alla seconda Sprint Skating della stagione. In classifica Sprint Pellegrino guida con 132 punti davanti a Fossli, secondo con 110 e al francese Baptiste Gros, terzo con 110. 

6 Dic

 

Con i migliori. Federico Pellegrino apre la staffetta 4x7,5 chilometri con un lancio di alto profilo e inizia a capire che anche nella gare distance è pronto ad essere competitivo. Nell'esperimento azzurro di Lillehammer di schierare Federico in prima frazione e in tecnica classica c'è tanta voglia di sparigliare le carte per capire quale sia il quartetto ideale da mettere nell'ordine vincente per le gare che contano davvero: campionati del mondo e olimpiadi. Pellegrino ha tenuto l'alternato del gruppo di testa sino quasi alla fine, dando il cambio in terza posizione a meno di 3” di ritardo dalla Norvegia di Niklas Dyrhaug. In seconda frazione l'Italia tiene il gruppo di testa con Dietmar Noeckler per poi perderlo in terza (la prima in skating con Roland Clara) e ritornare in alto in quarta con Francesco De Fabiani che recupera tre posizioni e porta gli azzurri in sesta posizione finale nella gara vinta da Norvegia I davanti alle altre due squadre norvegesi. “Avevo degli ottimi sci – racconta Federico – e sono contento perché sono riuscito a gestirmi e fare una buona frazione. Ho fatto la gara su Dyrhaug che sapevo essere l'uomo da battere. Mi è mancato qualcosina nelle ultime centinaia di metri ma sono riuscito nell'obiettivo che mi ero dato e cioè di portare il cambio non troppo distante dai primi e cercando di scremare il gruppo. L'ordine di schieramento in staffetta è stata una scelta prima di tutto condivisa da tutti e quattro e poi azzeccata: De Fabiani aveva già dimostrato a Kuusamo di poter fare gli ultimi due chilometri molto forte e anche oggi ha provato ad accelerare per poter andare a prendere quelli davanti e cercare il podio”. Pellegrino rientra domani in Italia e in Valle d'Aosta per qualche giorni di stacco. Poi il focus diventa Davos e la prima Sprint Skating della stagione. Sarà l'inizio di un poker di gare veloci tutte in tecnica di pattinaggio. Un'invito a nozze. “Adesso si entra nel vivo”.

27 Nov

 

Come l'anno scorso: 7° nella Sprint Classica di Kuusamo, opening della Coppa del Mondo. Ma solo per il risultato. Perché a ben vedere il risultato fotocopia del 2014 vale di più. Ben di più. L'Italia dello sci nordico è arrivata al Ruka Triple finlandese senza gare nelle gambe e senza il maxi raduno che a novembre serve per finalizzare la condizione. Federico lo scorso anno gareggiò al Nord nelle gare Fis di Beitostoelen. “Non ho preparato questa gara. Perciò sono contento e fiducioso. E' una confrema che il lavoro fatto in estate è stato quello giusto e che possiamo affrontare con tranquillità la stagione”. In qualifica Pellegrino ha fatto fatica, facendo segnare il 22° tempo, a 8”5 dal norvegese Paal Goldberg. “Il giro secco è andato come avevamo previsto e la sensazione era quella di essere ingolfato. Poi, quando ho visto che ero riuscito a qualifcarmi mi sono detto che oggi potevo fare bene”. Arrivano i quarti di finale e Federico aspetta l'ultima salita per accelerare, superare tutti, fare il vuoto e vincere per dispersione. “Non pensavo di riuscire a passare così facilmente; in salita mi sono sentito davvero bene”. Tocca alla semifinale e qualcosa va storto. Racconta Federico: “Ho avuto un piccolo problema con gli sci sull'ultima salita. Le condizioni metereologiche sono cambiate rapidamente, il cielo si è aperto e la temperatura è scesa. In un attimo è cambiata la neve e nella salita finale non avevo più la tenuta che avevo nei quarti, ho perso qualche passo e non sono riuscito a fare la mia azione”. La semifinale è vinta da Petter Northug con Pellegrino terzo e primo degli esclusi. In finale è dominio norvegese. Vince Sondre Turvoll Fossli davanti ad Eirik Brandsdal e a Petter Northug. “Sono soddisfatto anche per Francesco De Fabiani che è riuscito a conquistare i primi punti di Coppa del Mondo in una sprint”. Domani Federico sarà in gara nella 10 chilometri skating. “Partirò con l'obiettivo di non prendere troppo distacco e provare ad avere buone sensazioni. Poi domenica, nella 15 classica sull'uomo, più riesco a partire davanti e più possibilità avrò di trovare un buon treno”.

11 Set

8 settembre 2015

Rudy, Cristiano e Simone Barbazza, hanno festeggiato - durante un evento esclusivo a Venezia - i primi trent’anni di Rudy Project insieme agli atleti Ambassador, alla stampa internazionale, agli amici e ai tanti collaboratori che hanno contribuito a far diventare lo storico marchio italiano leader nel settore dell’eyewear sportivo.

La magica atmosfera degli Antichi Granai di Cipriani a Venezia, con la suggestiva e magica vista di Piazza San Marco, è  stata la cornice perfetta di un party dal sapore internazionale in un’atmosfera dinamica e vivace, in puro stile Rudy Project.

Hanno raccontato la loro storia insieme ad alcuni atleti del passato e del presente, portavoce di Rudy Project nel mondo:

Moreno Argentin, Juri Chechi, Kevin Schwantz, Aleix Espargaro, Scott Redding, Bradley Smith, Raniero Testa, Federico Pellegrino, Alessandro Degasperi, Ruggero Pertile, Ivan Risti e molti altri.

Durante la serata, la giuria composta dagli atleti RP, ha premiato il vincitore del concorso “My Rudy Challenge”, il progetto ideato e realizzato insieme alla Gazzetta dello Sport,  che ha  permesso a tanti sportivi non professionisti, di raccontare e di far vivere le proprie performance sportive.

Rudy Project studia, sviluppa, produce e distribuisce occhiali da sole, vista-sole, caschi, maschere di altissimo livello tecnico, sinonimo indiscutibile di grandi prestazioni.

Dal 1985 è brillante portabandiera del Made in Italy in tutto il mondo: dal ciclismo al golf, dallo sci alla vela, ma anche triathlon, running, trekking, Rudy Project accompagna fedelmente i campioni e gli appassionati qualunque sia il loro sport.

“Da quando ho iniziato a gareggiare in Coppa del Mondo sono un fedelissimo di Rudy Project – ha dichiarato Federico Pellegrino – mi forniscono prodotti di altissima qualità indispensabili nella mia attività agonistica, sono felice perché con la famiglia Barbazza si è instaurato un bel rapporto di amicizia. Formulo i miei auguri di cuore a tutti i collaboratori dell’azienda per questo importante traguardo, in particolari modo all'athletes manager Ivan Parolin”.

11 Giu

Ci sarà anche Federico Pellegrino alla 15^ edizione della “24 Ore di Feltre”, la kermesse ciclistica dove si corre per una giornata intera in un circuito cittadino nella città murata.

Il poliziotto valdostano, vincitore di 3 gare di Coppa del Mondo e della Medaglia di Bronzo ai Mondiali di Falun, correrà con il Team Sportful – Rudy Project.

Un’occasione per fare allenamento in bici e per divertirsi in compagnia con i tanti sportivi presenti.

24 Feb

“Non voglio fare una classifica. Il bronzo mondiale della team sprint da uno spessore alla carriera di un atleta ma una gara come la sprint classica di questi mondiali è stata adrenalina pura”. Federico Pellegrino è un uomo felice. E sereno. Ha appena vinto il primo bronzo iridato della vita e resta con i piedi per terra. “Sapevamo di avere una possibilità – racconta – ma per riuscire a salire sul podio dovevamo fare tutto bene. Con Didi c'è feeling e sappiamo come aiutarci. Da quattro anni vinciamo assieme il titolo italiano in questo format di gara per i colori delle Fiamme Oro. La tattica l'abbiamo studiata prima e messa in pratica senza sbagliare. Quando Northug è partito ho pensato che lui e Krogh avrebbero fatto un'altra gara. A quel punto ho solo pensato a cosa fare per vincere l'argento. Non avevo scelta. Potevo partire in salita nell'ultimo giro ma non ero certo di riuscire a fare il vuoto necessario. Così mi sono messo buono dietro e ho aspettato. A skating so che posso dire la mia anche su un piattone del genere e contro un campione del mondo e olimpico come Kriukov. Ho rischiato ma ne è valsa la pena”. Dietmar Noeckler e Federico Pellegrino hanno riportato l'Italia al maschile su un podio iridato dopo sei anni (l'ultimo fu Giorgio Di Centa a Liberec 2009 nella 15+15 chilometri). “Ancora non ce ne rendiamo conto. E' da inizio stagione che i risultati arrivano. E questa è la prova che qualcosa è cambiato sul serio”. Oro alla Norvegia di Finn Haagen Krogh e Petter Northug, argento alla Russia di Alexey Petukhov e Nikita Kruikov e bronzo per l'Italia. Che l'aria che tirava fosse un'altra Federico l'ha fatto capire giovedì scorso nella sprint classica. In mezzo ai mostri dell'alternato Federico ha sciato e scattato, tirato il passo e chiuso curve e traiettorie in discesa. Ha accelerato per fare il vuoto e andare a vincere. “Mancano ancora le braccia per il finale ma mi sono piaciuto un sacco. Ho osato, ho provato a far saltare il banco e non mancava troppo per farcela. Rifarei tutto, anzi quasi. Sulla prima salita starei incollato a Petter anziché lasciarlo andare via. Quella gara è stata una delle più belle della mia vita. Per come l'ho interpretata; per come l'ho gestita. Non ho vinto ma io sono contento lo stesso. Non mi bastava, però. Cos' ho accumulato la carica giusta per la team di oggi. Un piccolo sogno si è avverato. Sono un atleta felice”.